Mi sto rendendo conto che vado sempre piu' spesso al cinema, e ci sono settimane, come la scorsa, in cui ho battuto ogni record, con ben tre film all'attivo e tutti di generi completamente diversi. Ma facciamo un riassunto delle puntate precedenti, a vostro uso e consumo per la scelta del prossimo film da vedere.
Burn after reading - A prova di spia dei fratelli Cohen. Non perdo quasi mai i loro film perche' sono davero geniali, e anche se non tutti i film sono riusciti bene ai livelli del Grande Lebowsky, vale sempre la pena correre il rischio, perche' un guizzo o due dei loro non manca mai. Ho visto il film in lingua originale, nell'anteprima che facevano a Roma dei film presenti a Venezia, e ne sono rimasta entusiasta. Una commedia, anche se abbastanza cinica, per certi versi, con un'ironia feroce nei confronti degli americani, dei servizi segreti, di un certo tipo di film,ma anche di modo di vita, con un'interpretazione a dir poco magistrale di uno strepitoso Brad Pritt nel ruolo di un vero stupido!!Scoprire la vera voce di George Clooney e' stato altrettanto affascinante (profonda, calda, evviva le versioni in lingua originale)!John Malcovich e la sua faccia gia' di per se' pregna di significato, insomma, ho riso tanto, il film e' girato benissimo, l'ironia regna sovrana!!
Billo il Grand Dakhaar - L.Muscardin. Un film indipendente, fatto con No-budget, nel senso che gli attori e coloro che hanno lavorato nel film lo hanno fatto gratuitamente, in alcuni casi partecipando alla produzione del film con i propri soldi. Sono andata a vederlo al Nuovo Cinema Aquila, nel mio quartiere, e senza saperlo mi sono ritrovata con il cast intero presente in sala e la regista. Un film coraggioso per i motivi detti, che racconta la storia di un ragazzo senegalese che viene in Italia per inseguire il suo sogno di lavorare nella moda, essendo diplomato come sarto. Non vi racconto la trama, sono le sue vicende più o meno fortunate, ma il tono delicato e leggero con cui tutto e' trattato. Una commedia gradevole con un'unica pecca, almeno secondo me: un po' troppi i temi che emergono, e quindi, in alcuni casi, non sono conclusi, sono lasciati un po' in superficie. Piccolo gioiello di questo film la versione di Youssun'dour della celebre canzone Barcarolo romano.
Un giorno perfetto - F. Ozpetek. Letto il libro, dovevo completare il cerchio con il film. Ebbene, una volta su un milione, mi e' piaciuto di più il film del libro, incredibile!!Avevo gia' espresso i dubbi sul libro nel precedente post. Ho trovato il film davvero ben fatto, con una ricercatezza nelle immagini e nelle inquadrature davvero notevole. Le ansie, i turbamenti, il travaglio interiore dei protagonisti sono resi davvero bene, grazie anche alla splendide interpretazioni degli attori, un Valerio Mastrandrea che ho trovato magnifico e una bravissima Isabella Ferrari.
Anche le scelte operate nel racconto senza immagini dei momenti piu' tragici del film, o quella di uno stacco di sonoro in un momento cruciale precedente le ho trovate davvero giuste e ben riuscite, e hanno reso anche più facile la visione di un film che gia' sapevo drammatico.
Ultima notazione, personaggio tra gli altri, la citta' di Roma. Emergeva anche nel libro, ma le scene girate in centro, sul lungotevere, ma anche nelle parti piu' degradate della citta' la rendono una delle protagoniste di queta storia, esaltandone la sua insuperabile e tragica bellezza.
Kung-Fu Panda - J.Stevenson e M. Osborne.No, non sono impazzita, ho visto anche questo film, perche' ho partecipato ad un evento: la prima volta al cinema della mia figlioccia Silvia, dall'alto dei suoi tre anni!!
Molto divertente, ben fatto, un fantastico doppiaggio di Fabio Volo nel ruolo del Panda, con vari spunti di riflessione, e una frase che riproporro' nei prossimi bigliettini di auguri:
Il passato e' storia, il futuro e' mistero, il presente e' dono ed e' per questo che si chiama presente!E come dice l'anziana tartaruga: Non esiste il caso!!
La rabbia di Pasolini. Tante polemiche hanno accompagnato questo film, che pero', a prescindere dai discorsi di tagli, censure, la parte di Guareschi o meno, ha il merito di riproporre a chi, come me, non c'era negli anni 60, un'opera che ho trovato di un'attualita' quasi sconvolgente,una riflessione sui drammi dell'umanita', vista da ieri, ma valida ancora oggi, e il suggerimento di una forma di protesta costruttiva, la rabbia, appunto, ma non incarnata e incanalata in percorsi gia' decisi di protesta che diventano essi stessi espressione borghese. Una rabbia intesa come atteggiamento e spirito critico davanti al dogma, di qualsiasi colore esso sia.Il tutto espresso com immagini di cronaca rielaborate e commentate in versione lirica, con l'aggiunta di una bella intervista finale allo stesso Pasolini. Un film che puo' sembrare difficile, nella sua forma di documentario commentato, ma che crea riflessione, dibattito, pensiero, rabbia, appunto, nel senso detto.
Il partigiano Johnny - G.Chiesa. Non l'ho visto al cinema, ma avevo acquistato il DVD questa estate, dopo averlo tanto cercato a noleggio, inutilmente. Perche' ogni volta che parlavo di Stefano Dionisi o di Fabrizio Gifuni, indicavo il partigiano Johnny come film che li aveva visti protagonisti, ma nessuno sembrava aver visto o ricordare questo film. Poi per caso, e' apparso sul banco della nastroteca sotto casa mia dove stavo acquistando i biglietti per un concerto, e l'ho preso. Un film inteso, sobrio, quasi ruvido, sulla Resistenza nelle langhe, e sulle storie, tutte diverse, di coloro che si unirono ai diversi gruppi di partigiani.Uno spaccato di storia, ma quella ancor piu' vera, piccola, fatta dagli uomini, dalle loro piccole storie che si intrecciano alla Storia con la maiuscola, e contribuiscono,in questo caso con il sacrificio della vita stessa, a darci la possibilita' di vivere, di fare il nostro pezzo di strada. Un bel film, attori di gran livello, girato nei luoghi in cui le vicende erano realmente accadute. Da vedere.
Beh, come avete potuto leggere, ho fatto il pieno di film!! In questo cammino mi hanno accompagnato due libri: L'isola dell'angelo caduto di Carlo Lucarelli e Ragionevoli dubbi di Gianrico Carofiglio. Come ho avuto modo di dire a qualcuno, quando leggo i loro libri la sensazione che mi assale e' quella del ritorno a casa, perche' sono due autori che mi piacciono molto, di cui ho letto vari libri, e pertanto la loro scrittura, pur cambiando la storia, l'argomento, mi e' familiare, e' come una casa che ti accoglie nei suoi spazi conosciuti, rassicuranti.
Il libro di Lucarelli e' ambientato in epoca fascista, e come altri suoi testi, sul pretesto di un omicidio, di un reato, si innesta un quadro storico, come se si aprisse una finestra su un momento del passato, e mentre leggi per seguire gli sviluppi della storia piu' piccola in qualche modo inglobi frammenti di quella piu' grande. Bello, lineare e piana la sua scrittura, come sempre, un ritmo cadenzato dalla canzone Ludovico sei dolce come il fico, che all'autore sembrava talmente giusta che l'ha inserita concedendosi un'eccezione, perche' al tempo in cui e' ambientata la vicenda quella canzone ancora non era stata pubblicata. E come sempre i suoi personaggi, con il loro carico di ambiguita', il proprio dramma personale, sono tutti rinchiusi nello stretto spazio di un isola, che diventa colonia penale non solo per i confinati per reati politici, ma per tutti coloro che si sono ritrovati ad abitarvi, per i motivi più svariati.
Il libro di Carofiglio e' il terzo della serie dell'avvocato Guerrieri, un uomo di cui, come ho gia' avuto modo di dire, potrei innamorarmi nella vita reale. Mi piace molto leggere i pensieri di quest'uomo dietro le azioni che compie, perche' a volte non corrispondono affatto, e allora ti viene da pensare che anche nella vita a volte leggiamo i gesti degli altri, senza approfondire quelli che potrebbero essere i diversi pensieri dietro il gesto. E' bello scoprire i gusti letterari e musicali dell'avvocato, riconoscersi in alcuni casi o prendere spunto in altri, ascoltare i percorsi delle sue emozioni, intenerirsi davanti ai suoi sentimenti, ma anche apprendere i rituali di un processo dai racconti dettagliati, ma anche dalle spiegazioni, piu' o meno esplicite, di certi meccanismi, di certe procedure. L'avvocato mi piace anche perche' e' si un buono, un onesto, diciamo, ma con le sue debolezze, i dubbi, gli errori, e quindi una persona piu' vicina alla realta' degli uomini che a quella dei libri.
Mi pare abbastanza per il momento, avrei tante altre cose da raccontarvi, ma se avete letto fin qui, vista la lunghezza del post, mi avete regalato gia' molto del vostro tempo. Elena
domenica 28 settembre 2008
mercoledì 10 settembre 2008
Such a perfect day
Mi ha molto colpito trovare il testo della canzone di Lour Reed all'inizio del romanzo Un giorno perfetto, forse perche' ho un bellissimo ricordo di questa canzone cantata da David Bowie, e anche del video, insomma, inizio positivo per questo romanzo che ha scavalcato gli altri in attesa di lettura, perche' ho voluto leggerlo prima di vedere il film di Ozpetek, da poco nelle sale. E' stato difficile trovarlo, perche' furbescamente la casa editrice ha ritirato tutte le copie presenti nelle librerie, anche in edizioni economiche, per farne uscire una nuova che costa molto di più solo perché c'è una striscia di carta con la pubblicità del film!!Ad ogni modo, con la testardaggine che mi contraddistingue, tanto ho fatto e detto che l'ho trovata e a prezzo scontato. Poi ho cominciato a leggerlo, ma partendo per le ferie, l'ho dimenticato a Roma. Domenica, una volta rientrata, ho recuperato, e ieri l'ho finito.
C'e' qualcosa di strano in questo libro, nel senso che, non posso dire che non mi sia piaciuto, e' ben scritto, mi ha coinvolto, ma...non so, qualcosa non mi ha convinto, ma non so dire cosa.
Ad esempio, i riferimenti alle canzoni lungo tutto il testo. E' una trovata che in genere mi piace, come ho gia' commentato per Tokyo Blues Norwegian Wood, ma in questo caso non so, mi sembrano un po' forzati...ripeto, e' una sensazione piu' che una riflessione.
Cosi' come le descrizioni di Roma, belle, condivisibili, ma...
Ad ogni modo, come sempre, credo che solo leggendolo ci si possa fare un'idea. Dopo aver visto il fil, vi faro' sapere.
La cosa che ho trovato più azzeccata sono i nomi dei personaggi, perfetti!
A presto, Elenaconlagastroenteriteacuta!
C'e' qualcosa di strano in questo libro, nel senso che, non posso dire che non mi sia piaciuto, e' ben scritto, mi ha coinvolto, ma...non so, qualcosa non mi ha convinto, ma non so dire cosa.
Ad esempio, i riferimenti alle canzoni lungo tutto il testo. E' una trovata che in genere mi piace, come ho gia' commentato per Tokyo Blues Norwegian Wood, ma in questo caso non so, mi sembrano un po' forzati...ripeto, e' una sensazione piu' che una riflessione.
Cosi' come le descrizioni di Roma, belle, condivisibili, ma...
Ad ogni modo, come sempre, credo che solo leggendolo ci si possa fare un'idea. Dopo aver visto il fil, vi faro' sapere.
La cosa che ho trovato più azzeccata sono i nomi dei personaggi, perfetti!
A presto, Elenaconlagastroenteriteacuta!
giovedì 4 settembre 2008
L'estate sta finendo...
Sicuramente per molti e' finita gia' da tempo, ma per me che ho avuto le ferie all'inizio di luglio, e poi dal 16 ho lavorato fino alla fine di agosto,questa prima settimana di settembre rappresenta l'ultimo scampolo di vacanza, di relax, prima del ritorno al ritmo quotidiano, in una citta' che e' tornata a riempirsi. Mai come quest'anno sono stata contenta della scelta delle mie ferie: andare via all'inizio dell'estate, quando si e' stanchi di un anno lavorativo sulle spalle, senza tirare troppo la corda, e' cosa buona e giusta. Aggiungere due giorni agli inizi di agosto, per spezzare una settimana, e' cosa lodevole. Ma il massimo del godimento e' partire il 29 agosto per rimanere una settimana in ferie, quando tutti gli altri ritornano!! Niente bollino rosso, niente ritorno traumatico, almeno per la prima settimana in cui tutti devono riambientarsi. E poi, il vantaggio di avere avuto la citta' a propria disposizione per tutta l'estate. Guardando indietro, sono davvero poche le serate in cui non sono uscita. Cinema, arene all'aperto, concerti, o anche semplici passeggiate tra gli stand delle varie manifestazioni sparse qua' e la' per la citta', una chiacchiera con i reduci rimasti in citta', un aperitivo con i colleghi, un cappello come quello di Audry Hepburn da provare..quant'e' bella Roma (sempre), ma ancor di piu' d'estate!!
Due piccole note per gli ultimi film visti:
Lascia perdere Johnny e' un film divertente, ingenuo, romantico, da guardare con il sorriso sulle labbra, lasciandosi abbracciare dalla finzione, dal cinema, dagli attori, tutti bravissimi, e dalle belle musiche e canzoni interpretate da Peppe Servillo.Ve lo consiglio se volete ridere e sorridere in maniera intelligente. Non aggiungo nulla sul fatto che io ed Ezio, mio compagno fedele di uscite questa estate, lo abbiamo visto all'Isola del Cinema (Isola Tiberina) alla presenza dello stesso regista Fabrizio Bentivoglio e di Peppe Servillo e gli altri attori. Che bella persona che e' Bentivoglio ( e non parlo solo del suo fascino e dell'aspetto fisico!).
Le cronache di Narnia- il principe Caspian. Forse non l'avrei visto se Dompa non avesse voluto tanto vederlo, e allora il trio cinema si e' riunito, comlice anche il fatto che andavamo ad inaugurare, per le nostre visioni, il Nuovo Cinema Aquila. Beh, niente male come inaugurazione, visto che eravamo solo noi tre in una sala da 180 posti!! Il cinema e' molto bello, odora di nuovo, ottimo schermo, comodissime le poltrone. Per il film, fatto bene, non ho molto da dire, se non che mi e' forse piaciuto piu' del primo della serie. Per il resto, che il ruggito di Aslan sia con voi!!
Elenaancorainferie
Due piccole note per gli ultimi film visti:
Lascia perdere Johnny e' un film divertente, ingenuo, romantico, da guardare con il sorriso sulle labbra, lasciandosi abbracciare dalla finzione, dal cinema, dagli attori, tutti bravissimi, e dalle belle musiche e canzoni interpretate da Peppe Servillo.Ve lo consiglio se volete ridere e sorridere in maniera intelligente. Non aggiungo nulla sul fatto che io ed Ezio, mio compagno fedele di uscite questa estate, lo abbiamo visto all'Isola del Cinema (Isola Tiberina) alla presenza dello stesso regista Fabrizio Bentivoglio e di Peppe Servillo e gli altri attori. Che bella persona che e' Bentivoglio ( e non parlo solo del suo fascino e dell'aspetto fisico!).
Le cronache di Narnia- il principe Caspian. Forse non l'avrei visto se Dompa non avesse voluto tanto vederlo, e allora il trio cinema si e' riunito, comlice anche il fatto che andavamo ad inaugurare, per le nostre visioni, il Nuovo Cinema Aquila. Beh, niente male come inaugurazione, visto che eravamo solo noi tre in una sala da 180 posti!! Il cinema e' molto bello, odora di nuovo, ottimo schermo, comodissime le poltrone. Per il film, fatto bene, non ho molto da dire, se non che mi e' forse piaciuto piu' del primo della serie. Per il resto, che il ruggito di Aslan sia con voi!!
Elenaancorainferie
giovedì 28 agosto 2008
La solitudine dei numeri primi
La solitudine dei numeri primi. Se il buongiorno si vede dal mattino, come dice la saggezza popolare, la bellezza di questo libro si poteva intuirla dal titolo: geniale.
Una delle cose che piu’ mi affascina dei libri e’ il percorso che fanno per giungere fino a me. In questo caso, oltre al tam tam solito, alle prime pagine dei giornali, la cosa che mi ha colpito immediatamente e’ stato il titolo e la copertina. Poi mi e’ capitato di vedere un’intervista ad un grafico della Mondadori che spiegava come scelgono le copertine, il fatto che non leggono il libro ma ne sanno quanto basta etc
Poi c’e’ stato Massenzio, la serata degli esordienti, e Paolo Giordano che leggeva un testo inedito che mi e’ piaciuto moltissimo. Il grande Fabrizio Gifuni ha letto alcune pagine del romanzo, e non ha fatto che esaltare la scrittura dell’autore.
Un fast-book lo definirei, visto che ho cominiciato a leggerlo domenica notte e martedi’a pranzo era gia’ finito (nel frattempo ho lavorato, ndr!), e come me e’ successo ad amici e parenti che lo hanno letto.
Un libro e una scrittura senza effetti speciali, che ti trascina proprio per la sua semplicita’, linearita’, scorrevolezza, e che comunque va a fondo negli animi, anzi,e’ soprattutto il racconto dei pensieri dietro le azioni o non azioni, ed anche il racconto della diversita’, del mondo parallelo che ognuno di noi puo’ fare della propria vita.
Buona lettura!! Elenachelegge
Una delle cose che piu’ mi affascina dei libri e’ il percorso che fanno per giungere fino a me. In questo caso, oltre al tam tam solito, alle prime pagine dei giornali, la cosa che mi ha colpito immediatamente e’ stato il titolo e la copertina. Poi mi e’ capitato di vedere un’intervista ad un grafico della Mondadori che spiegava come scelgono le copertine, il fatto che non leggono il libro ma ne sanno quanto basta etc
Poi c’e’ stato Massenzio, la serata degli esordienti, e Paolo Giordano che leggeva un testo inedito che mi e’ piaciuto moltissimo. Il grande Fabrizio Gifuni ha letto alcune pagine del romanzo, e non ha fatto che esaltare la scrittura dell’autore.
Un fast-book lo definirei, visto che ho cominiciato a leggerlo domenica notte e martedi’a pranzo era gia’ finito (nel frattempo ho lavorato, ndr!), e come me e’ successo ad amici e parenti che lo hanno letto.
Un libro e una scrittura senza effetti speciali, che ti trascina proprio per la sua semplicita’, linearita’, scorrevolezza, e che comunque va a fondo negli animi, anzi,e’ soprattutto il racconto dei pensieri dietro le azioni o non azioni, ed anche il racconto della diversita’, del mondo parallelo che ognuno di noi puo’ fare della propria vita.
Buona lettura!! Elenachelegge
martedì 26 agosto 2008
Tokyo Blues Norwegian Wood
Era da tempo che mi arrivavano segnali su Haruki Murakami, l'autore di questo libro, e quando me lo sono trovato davanti come scelta mi sono dovuta arrendere a leggerlo…Il libro mi e' piaciuto molto, la definieri una scrittura piana, liscia e preziosa come la seta, ma intrisa di nostalgia, malinconia, tristezza, come puo' esserlo la vita in tanti momenti.
La musica,con le numerose canzoni che vengono citate, a fare quasi da colonna sonora alle storie, piuttosto tragiche, dei protagonisti, gia' immersi e chiamati a confrontarsi con il dolore, quello con la maiuscola, nonostante la loro giovane eta'.
Vi riporto un brano, che puo' rendere l'atmosfera del libro, e che parla piu' di tanti miei commenti:
-"La morte non e' qualcosa di opposto ma di intrinseco alla vita".
Che questo fosse vero era furoi di dubbio. Nel momento stesso in cui viviamo, cresciamo in noi la morte.
Ma questa era solo una parte della verita' che dobbiamo imparare. Era stata la morte di Naoko a insegnarmela.Per quanto uno possa raggiungere la verita', niente puo' lenire la sofferenza di perdere una persona amata.
Non c'e' verita', sincerita', forza, dolcezza che ci possa guarire da una sofferenza del genere. L'unica cosa che possiamo fare e' superare la sofferenza attraverso la sofferenza, possibilmente cercando di trarne qualche insegnamento, pur sapendo che questo insegnamento non ci sara' di nessun aiuto la prossima volta che la sofferenza ci colpira' all'improvviso.-
Ma non vi lasciate spaventare, il libro lascia un filo di speranza, quel fil di fumo che Madama Butterfly sperava di vedere all'orizzonte, l'amore. Elenablues
La musica,con le numerose canzoni che vengono citate, a fare quasi da colonna sonora alle storie, piuttosto tragiche, dei protagonisti, gia' immersi e chiamati a confrontarsi con il dolore, quello con la maiuscola, nonostante la loro giovane eta'.
Vi riporto un brano, che puo' rendere l'atmosfera del libro, e che parla piu' di tanti miei commenti:
-"La morte non e' qualcosa di opposto ma di intrinseco alla vita".
Che questo fosse vero era furoi di dubbio. Nel momento stesso in cui viviamo, cresciamo in noi la morte.
Ma questa era solo una parte della verita' che dobbiamo imparare. Era stata la morte di Naoko a insegnarmela.Per quanto uno possa raggiungere la verita', niente puo' lenire la sofferenza di perdere una persona amata.
Non c'e' verita', sincerita', forza, dolcezza che ci possa guarire da una sofferenza del genere. L'unica cosa che possiamo fare e' superare la sofferenza attraverso la sofferenza, possibilmente cercando di trarne qualche insegnamento, pur sapendo che questo insegnamento non ci sara' di nessun aiuto la prossima volta che la sofferenza ci colpira' all'improvviso.-
Ma non vi lasciate spaventare, il libro lascia un filo di speranza, quel fil di fumo che Madama Butterfly sperava di vedere all'orizzonte, l'amore. Elenablues
sabato 23 agosto 2008
Il Dottor Zivago
Mi ha fatto compagnia a lungo, fino al giorno di Ferragosto, vista la sua mole di 554 pagine, escluse le poesie finali, ma, come sempre succede con i romanzi russi, non mi ha deluso e ho deciso di lasciare il commento del libro alle parole stesse del libro, che ho spesso sottolineato con piacere. L'unica notazione da fare e' che il libro tratta si dell'amore tra Zivago e Lara, ma forse tratti in iganno dal film e dagli intensi occhi di un giovane Omar Sharif, si e' convinti che sia il tema principale del libro. E' invece in grande romanzo storico sulla rivoluzione russa e le sue conseguenze, sulla Russia in genere, sulla sua cultura, un momento storico crcuciale, sull'evoluzione delle societa', delle famiglie, degli individui.
"Una sera autunnale nel cortile. L'aria e' un contrappunto di suoni. Le voci dei bambini che giocano sono sparpagliate in luoghi a diversa distanza, come a indicare che tutto lo spazio e' intriso di vita.Quello spazio e' la Russia, la sua incomparabile, celebre madre, il cui nome e' risuonato oltre i mari, martire, testarda, stravagante, folle, adorata, dalle uscite sempre grandiose e fatali e sempre imprevedibili. Com'e' dolce essere al mondo e amare la vita!Si vorrebbe dire grazie alla vita per quello che e', dirglielo direttamente!
Ecco, questo e' Lara. Con queste cose non e' possibile comunicare, ma lei e' il loro simbolo, la loro epsressione, il dono dell'udito e della parola dato agli elementi muti dell'esistenza.
...Oh, che amore era stato il loro, libero straordinario, a nulla somigliante!Pensavano, come amtri cantano:Non si erano amati perche' era inevitabile, non erano stati "bruciati dalla passione", come si suol dire.Si erano amati perche' cosi' voleva quanto li circondava:la terra sotto di loro, il cielo sopra le loro teste, le nuvole e gli alberi.Il loro amore piaceva a ogni cosa intorno, forse anche piu' che a loro stessi:agli sconosciuti per strada, agli spazi che si aprivano dinanzi a loro nelle passeggiate, alle stanze in cui si incontravano e vivevano.
Questo, questo era stato cio' che li aveva avvicinati e uniti! Mai, mai nemmeno nei momenti di piu' sovrana, immemore felicita' li aveva abbandonati quanto vi e' di piu' alto e di appassionante: il godimento dinanzi all'armonia dell'universo, il senso del rapporto tra loro e tutto il suo quadro, la sensazione di appartenenza alla bellezza dell'intero spettacolo, a tutto il cosmo.
Vivevano di questa comunione. E percio' l'esaltazione dell'uomo sulla natura, il culto idolatra dell'uomo e tutte le smancerie di moda nei suo confronti non li avevano mai attratti. I principi di un falso vivere sociale, trasformato in politica, erano apparsi a loro una ben misera cosa, roba fatta in famiglia, ed erano per loro incomprensibili."
Buon Zivago a tutti! Elena
"Una sera autunnale nel cortile. L'aria e' un contrappunto di suoni. Le voci dei bambini che giocano sono sparpagliate in luoghi a diversa distanza, come a indicare che tutto lo spazio e' intriso di vita.Quello spazio e' la Russia, la sua incomparabile, celebre madre, il cui nome e' risuonato oltre i mari, martire, testarda, stravagante, folle, adorata, dalle uscite sempre grandiose e fatali e sempre imprevedibili. Com'e' dolce essere al mondo e amare la vita!Si vorrebbe dire grazie alla vita per quello che e', dirglielo direttamente!
Ecco, questo e' Lara. Con queste cose non e' possibile comunicare, ma lei e' il loro simbolo, la loro epsressione, il dono dell'udito e della parola dato agli elementi muti dell'esistenza.
...Oh, che amore era stato il loro, libero straordinario, a nulla somigliante!Pensavano, come amtri cantano:Non si erano amati perche' era inevitabile, non erano stati "bruciati dalla passione", come si suol dire.Si erano amati perche' cosi' voleva quanto li circondava:la terra sotto di loro, il cielo sopra le loro teste, le nuvole e gli alberi.Il loro amore piaceva a ogni cosa intorno, forse anche piu' che a loro stessi:agli sconosciuti per strada, agli spazi che si aprivano dinanzi a loro nelle passeggiate, alle stanze in cui si incontravano e vivevano.
Questo, questo era stato cio' che li aveva avvicinati e uniti! Mai, mai nemmeno nei momenti di piu' sovrana, immemore felicita' li aveva abbandonati quanto vi e' di piu' alto e di appassionante: il godimento dinanzi all'armonia dell'universo, il senso del rapporto tra loro e tutto il suo quadro, la sensazione di appartenenza alla bellezza dell'intero spettacolo, a tutto il cosmo.
Vivevano di questa comunione. E percio' l'esaltazione dell'uomo sulla natura, il culto idolatra dell'uomo e tutte le smancerie di moda nei suo confronti non li avevano mai attratti. I principi di un falso vivere sociale, trasformato in politica, erano apparsi a loro una ben misera cosa, roba fatta in famiglia, ed erano per loro incomprensibili."
Buon Zivago a tutti! Elena
lunedì 11 agosto 2008
Tracce di storia
“Quattro anni fa, per amicizia, ero presente alla Giornata di studio sulla storia di Fardella, e per lo stesso motivo sono qui oggi alla presentazione del libro che raccoglie gli atti di quella giornata. Ma l’amicizia con Antonio che inizialmente mi ha portato qui a Fradella ( e sono ormai passati otto anni dalla prima volta!), si e’ poi trasformata in un’amicizia nei confronti della sua famiglia e della popolazione tutta di Fardella, che mi ha sempre accolto com grande gioia ed opsitalita’, tanto da farmi sentire membro effettivo della comunita’.
Quattro anni fa ho partecipato con gioia ed interesse alla Giornata di studio perche’ sono convinta che la vita di un paese e della comunita’ che lo abita debba essere arricchita da fermenti che solo la cultura, attraverso la storia, la memoria, l’arte in generale nella sue piu’ svariate forme, riesce a creare e diffondere. Mi ha colpito allora la numerosa presenza di pubblico, anche da parte di persone molto anziane, e mi auguro che simili eventi, frutto dell’operosita’ dell’associazione La Scaletta e dei suoi aderenti, possano ripetersi, nonostante le difficolta’ e i momenti di scoraggiamento che tutte le persone operose incontrano sul loro cammino, come avviene in qualunque piccola comunita’.
Oggi dunque raccogliamo i frutti di quanto seminato quattro anni fa, con la presentazione di questo libro. Partendo dala veste grafica, mi e’ molto piaciuta la scelta delle dimensioni del testo, ed anche la sua impostazione a monografie. Di solito i testi che raccolgono atti di convegni o giornate di studio hanno un formato di dimensioni esagerate, che sembra voler dare al primo impatto la sensazione della noia o dell’impresa titanica, poi copertine di colore grigio o marroncino che sembrano scoraggiare anche chi ha superato l’ostacolo dimensioni. La scelta poi delle monografie consente un uso del testo come libro da consultazione, per ricerche che possono essere prettamente legate ad un solo argomento, anche perche’ in molti casi, come viene detto dai relatori stessi, ci sono spunti, temi, documenti di cui ancora non e’ stato fatto uno studio approfondito, e di cui il libro in questione puo’ rappresentare il punto di partenza. Non solo di ricerche, ovviamente, ma perche’ no, di un romanzo. Cito, per esempio, la monografia sul fenomeno sociale degli esposti, materiale che potrebbe diventare un novello libro Cuore nelle mani di un contemporaneo De Amicis!
Credo che una delle cose piu’ evidenti, come anche detto dal lettore piemontese, di cui avete ascoltato la lettera, sia l’amore per questa terra, per questo paese, e appunto questo amore passa attraverso le pagine, le storie, le parole, le fotografie, le incisioni presenti a Fardella e di cui e’ riportato il testo nelle pagine conclusive del libro. Soprattutto ho creduto di cogliere, e mi correggerete se non e’ cosi’, la volonta’ da parte degli autori e dei redattori, che questo libro non rimanga un bel tomo da lsciare impolverato nella biblioteca comunale, o su una mensola della libreria di casa, ma diventi strumento di conoscenza del proprio passato, libro di consultazione per i piu’ giovani, di memoria e nostalgia per i piuu’ anziani e non solo.
Se la scienza e la teconologia, di cui pure ci serviamo ogni giorno, non sono comunque un nostro reale possesso cognitivo (quanti di voi, pur usando un computer o il telefonino ogni giorno, sarebbero in gradi di costruire, su un’isola deserta, la piu’ semplice ed elementare delle lampadine?), la storia e’ invece qualcosa di cui possiamo realmente impossessarci, farne la base su cui vivere il presente e costruire e migliorare il futuro. Pensando a questo libro, a Fardella, a questo intervento che gentilmente l’associazione La Scaletta mi ha invitato a fare, mi e’ venuta in mente un’immagine che secondo me rende bene l’idea di una comunita’ in crescita. Fardella e’ una comunita’ di uomini e dinne, e perche’ allora non paragonare la sua storia a quella dell’uomo e delle fasi della sua vita? Diciamo che nei suo 300 anni di storia Fardella ha vissuto la sua infanzia, e dunque un periodo in cui si cresce, si imparano delle cose, si sbagliano anche, ma fondamentalmente di e’ concentrati su se’ stessi, sula conoscenza di se’. Bene, per gli uomini, poi si arriva alla turbolenta adolescenza, che e’ pero’ anche il periodo dei grandi fermenti e dell’apertura verso il pianeta degli altri, il momento in cui ci si proietta all’esterno. Dunque, vista la conoscenza di se’ che Fardella ha realizzato e sta realizzando anche attraverso il testo presentato oggi, e’n arrivato il momento ddell’apertura gli altri, del farsi conoscere e apprezzare anche al di la’ dei confini della regione cui appartiene. Ovviamente parlo anche in senso di sviluppo turistico, certamente non di un turismo di massa, che a volte e’ piu’ dannoso che altro, ma di un turismo di nicchia, per usare una parola a me cara, che pero’ porti alla continua valorizzazione del territorio e delle sue bellezze naturalistiche e storico-artistiche. Mi pare che l’impegno della popolazione, almeno di alcuni volenterosi, ci sia, e questo libro ne e’ testimonianza concreta. Per la pubblicita’ all’esterno, e qui vi parlo per esperienza personale, essendo da 10 anni nel settore del turismo, non occorre molto di piu’ del passaparola di persone conquistate dal prodotto. Vi giuro che i miei clienti giapponesi vanno a vedere montagne solo perche’ riprodotte sulle loro carte telefoniche, o chiedono di un campo di girasoli sull’autostrada tra Roma e Firenze solamente perche’ hanno visto una foto di tale campo. In altri casi ho organizzato tour di giapponesi che coglievano rosmarino in un agriturismo in Toscana e poi guardavano la cuoca mentre lo usava in cucina…potete immaginare la loor gioia nel fare i rascatiell’ o vedere come si macin la polvere du zafaran’? Basterebbe dunque l’impegno a portare qualcuno, a darene resoconto, poi il resto, vista l’accoglienza che viene in genere offerta, lo fara’ il passaparola. Certo e’ che una mano dovrebbero darla le autorita’ politiche, soprattutto per le infrastrutture, perche’ se poi arrivare a Fardella diventa un’odissea, come lo e’ stata per me sabato scorso arrivare da Roma, anche il turista piu’ motivato e interessato si scoraggia un po’. So che ho toccato un tasto delicato e che le questioni sono lunghe e complicate, e soprattutto piu’ ampie del livello locale, ma mi e’ sembrato doveroso e soprattutto realistico sottolinearlo, vista anche la presenza oggi dei rappresentanti della autorita’ della Regione Basilicata.
Proprio tornando al discorso di un contesto piu’ ampio, credo anche che vada sempre incoraggiato lo studio della stroia locale in parallelo con quella nazionale. Ho trovato molto interessanti i riferimenti e le citazioni relative ai moti antifrancesim alla Repubblica Napoletana, all’opera buffa, insomma, alla storia d’Italia che Italia ancora non era mentre nasceva il Casale di Fardella, ma che ra gia’ abitato da italiani, santi, poeti e navigatori, se leggo che …” sono state terre abitate da santim sono state dissodate da santi, sono state civilizzate da santi, sono state fatte belle da santi” come scrive Luigi Branco, trovo poesie di autori localo nelle pagine finali del libro, e leggo dei tanti emigranti che, navigatori per necessita’, e non per loro scelta, hanno solcato l’oceano alla ricerca di fortuna, di condizioni di vita migliori, ma con la loro terra sempre nel cuore. Nell’introduzion del libro si legge della mancanza di uno studio a tal proposito, e mi auguro che la mostra che si inaugura oggi sull’emigrazione ed il successo della precedente giornata di studio, possanon portare a pensare ad un approfondimento del tema in maniera piu’ ampia.
Vi ringrazio per la vostra attenzione e vi auguro buona lettura!!”
Intervento da me fatto alla presentazione del libro Tracce di storia, avvenuta a Fradella lo scorso 4 agosto 2008.
Quattro anni fa ho partecipato con gioia ed interesse alla Giornata di studio perche’ sono convinta che la vita di un paese e della comunita’ che lo abita debba essere arricchita da fermenti che solo la cultura, attraverso la storia, la memoria, l’arte in generale nella sue piu’ svariate forme, riesce a creare e diffondere. Mi ha colpito allora la numerosa presenza di pubblico, anche da parte di persone molto anziane, e mi auguro che simili eventi, frutto dell’operosita’ dell’associazione La Scaletta e dei suoi aderenti, possano ripetersi, nonostante le difficolta’ e i momenti di scoraggiamento che tutte le persone operose incontrano sul loro cammino, come avviene in qualunque piccola comunita’.
Oggi dunque raccogliamo i frutti di quanto seminato quattro anni fa, con la presentazione di questo libro. Partendo dala veste grafica, mi e’ molto piaciuta la scelta delle dimensioni del testo, ed anche la sua impostazione a monografie. Di solito i testi che raccolgono atti di convegni o giornate di studio hanno un formato di dimensioni esagerate, che sembra voler dare al primo impatto la sensazione della noia o dell’impresa titanica, poi copertine di colore grigio o marroncino che sembrano scoraggiare anche chi ha superato l’ostacolo dimensioni. La scelta poi delle monografie consente un uso del testo come libro da consultazione, per ricerche che possono essere prettamente legate ad un solo argomento, anche perche’ in molti casi, come viene detto dai relatori stessi, ci sono spunti, temi, documenti di cui ancora non e’ stato fatto uno studio approfondito, e di cui il libro in questione puo’ rappresentare il punto di partenza. Non solo di ricerche, ovviamente, ma perche’ no, di un romanzo. Cito, per esempio, la monografia sul fenomeno sociale degli esposti, materiale che potrebbe diventare un novello libro Cuore nelle mani di un contemporaneo De Amicis!
Credo che una delle cose piu’ evidenti, come anche detto dal lettore piemontese, di cui avete ascoltato la lettera, sia l’amore per questa terra, per questo paese, e appunto questo amore passa attraverso le pagine, le storie, le parole, le fotografie, le incisioni presenti a Fardella e di cui e’ riportato il testo nelle pagine conclusive del libro. Soprattutto ho creduto di cogliere, e mi correggerete se non e’ cosi’, la volonta’ da parte degli autori e dei redattori, che questo libro non rimanga un bel tomo da lsciare impolverato nella biblioteca comunale, o su una mensola della libreria di casa, ma diventi strumento di conoscenza del proprio passato, libro di consultazione per i piu’ giovani, di memoria e nostalgia per i piuu’ anziani e non solo.
Se la scienza e la teconologia, di cui pure ci serviamo ogni giorno, non sono comunque un nostro reale possesso cognitivo (quanti di voi, pur usando un computer o il telefonino ogni giorno, sarebbero in gradi di costruire, su un’isola deserta, la piu’ semplice ed elementare delle lampadine?), la storia e’ invece qualcosa di cui possiamo realmente impossessarci, farne la base su cui vivere il presente e costruire e migliorare il futuro. Pensando a questo libro, a Fardella, a questo intervento che gentilmente l’associazione La Scaletta mi ha invitato a fare, mi e’ venuta in mente un’immagine che secondo me rende bene l’idea di una comunita’ in crescita. Fardella e’ una comunita’ di uomini e dinne, e perche’ allora non paragonare la sua storia a quella dell’uomo e delle fasi della sua vita? Diciamo che nei suo 300 anni di storia Fardella ha vissuto la sua infanzia, e dunque un periodo in cui si cresce, si imparano delle cose, si sbagliano anche, ma fondamentalmente di e’ concentrati su se’ stessi, sula conoscenza di se’. Bene, per gli uomini, poi si arriva alla turbolenta adolescenza, che e’ pero’ anche il periodo dei grandi fermenti e dell’apertura verso il pianeta degli altri, il momento in cui ci si proietta all’esterno. Dunque, vista la conoscenza di se’ che Fardella ha realizzato e sta realizzando anche attraverso il testo presentato oggi, e’n arrivato il momento ddell’apertura gli altri, del farsi conoscere e apprezzare anche al di la’ dei confini della regione cui appartiene. Ovviamente parlo anche in senso di sviluppo turistico, certamente non di un turismo di massa, che a volte e’ piu’ dannoso che altro, ma di un turismo di nicchia, per usare una parola a me cara, che pero’ porti alla continua valorizzazione del territorio e delle sue bellezze naturalistiche e storico-artistiche. Mi pare che l’impegno della popolazione, almeno di alcuni volenterosi, ci sia, e questo libro ne e’ testimonianza concreta. Per la pubblicita’ all’esterno, e qui vi parlo per esperienza personale, essendo da 10 anni nel settore del turismo, non occorre molto di piu’ del passaparola di persone conquistate dal prodotto. Vi giuro che i miei clienti giapponesi vanno a vedere montagne solo perche’ riprodotte sulle loro carte telefoniche, o chiedono di un campo di girasoli sull’autostrada tra Roma e Firenze solamente perche’ hanno visto una foto di tale campo. In altri casi ho organizzato tour di giapponesi che coglievano rosmarino in un agriturismo in Toscana e poi guardavano la cuoca mentre lo usava in cucina…potete immaginare la loor gioia nel fare i rascatiell’ o vedere come si macin la polvere du zafaran’? Basterebbe dunque l’impegno a portare qualcuno, a darene resoconto, poi il resto, vista l’accoglienza che viene in genere offerta, lo fara’ il passaparola. Certo e’ che una mano dovrebbero darla le autorita’ politiche, soprattutto per le infrastrutture, perche’ se poi arrivare a Fardella diventa un’odissea, come lo e’ stata per me sabato scorso arrivare da Roma, anche il turista piu’ motivato e interessato si scoraggia un po’. So che ho toccato un tasto delicato e che le questioni sono lunghe e complicate, e soprattutto piu’ ampie del livello locale, ma mi e’ sembrato doveroso e soprattutto realistico sottolinearlo, vista anche la presenza oggi dei rappresentanti della autorita’ della Regione Basilicata.
Proprio tornando al discorso di un contesto piu’ ampio, credo anche che vada sempre incoraggiato lo studio della stroia locale in parallelo con quella nazionale. Ho trovato molto interessanti i riferimenti e le citazioni relative ai moti antifrancesim alla Repubblica Napoletana, all’opera buffa, insomma, alla storia d’Italia che Italia ancora non era mentre nasceva il Casale di Fardella, ma che ra gia’ abitato da italiani, santi, poeti e navigatori, se leggo che …” sono state terre abitate da santim sono state dissodate da santi, sono state civilizzate da santi, sono state fatte belle da santi” come scrive Luigi Branco, trovo poesie di autori localo nelle pagine finali del libro, e leggo dei tanti emigranti che, navigatori per necessita’, e non per loro scelta, hanno solcato l’oceano alla ricerca di fortuna, di condizioni di vita migliori, ma con la loro terra sempre nel cuore. Nell’introduzion del libro si legge della mancanza di uno studio a tal proposito, e mi auguro che la mostra che si inaugura oggi sull’emigrazione ed il successo della precedente giornata di studio, possanon portare a pensare ad un approfondimento del tema in maniera piu’ ampia.
Vi ringrazio per la vostra attenzione e vi auguro buona lettura!!”
Intervento da me fatto alla presentazione del libro Tracce di storia, avvenuta a Fradella lo scorso 4 agosto 2008.
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