Caro spazio virtuale del mio blog, mi sei mancato!! Devo dire che alcune difficoltà tecniche della connessione che ho a casa hanno portato all'esaurirsi, negli scorsi mesi, dei miei post. Certo, non solo questo...mettiamo il fatto che lavorare dalle 9 alle 18 dal lunedì al venerdì,nel resto del tempo seguire le lezioni all'università, studiare il sabato e la domenica e nelle sere che restano libere dopo aver tolto gli impegni con il coro, il mio mitico dentista nonchè amico Ciro, le visite dalla dietolga che mi segue ormai da un anno e mezzo, il cinema, i concerti, le cene, e leggere, ascoltare musica, telefonare..etc etc impegna un pochino del mio tempo...(notato che non si parla di faccende domestiche?? Sono comunque una privilegiata fannullona, con nessuna inclinazione per la casalinga che non è in me!).
Ma è bastato un accenno di Rosanna ieri sera, ma non lo hai più aggionato? a far si che mi trovi ora a scrivere di nuovo.Niente riassunti puntate precedenti, sarebbe troppo lungo. Sono solamente contenta di dire che da febbraio ho fatto 6 esami all'universita', e ho preso 30 in tutti (veramente in tre dei sei ho preso anche la lode!). Modesta, vero? Ma è una cosa bella, per cui mi sono impegnata, e allora perchè nasconderlo? Poi come sempre tanto cinema, tanta musica, libri un po' meno perchè ci sono quelli dell'università, ma ho comunque letto belle cose.
Una cosa che non posso omettere è il viaggio che ho fatto a luglio in Polonia. Una bellissima esperienza, anche di dolore nelle visite ai campi di concentramento, di fede nei luoghi di Giovanni Paolo II, San Massimiliano Kolbe, Edith Stein, un viaggio intenso, spirituale, e un innamoramento per la città di Cracovia, ecco il bagaglio di questa esperienza. Un viaggio che definirei doveroso, perchè non vada perduta o sminuita la memoria di quanto è successo in quei luoghi, degli abissi e delle aberrazioni a cui l'essere umano può arrivare, o meglio, degenerare.
Come detto, ricominciamo, in sintonia con l'anno scolastico, appena iniziato. Vi aggiornerò sulle cose che mi piace fare, sperando che a voi piaccia leggerne i resoconti. Buonanotte Elena
domenica 20 settembre 2009
lunedì 23 febbraio 2009
Katyn
Ieri sera ho visto il film Katyn, che un collega di Napoli mi hai segnalato circa un anno e mezzo fa. Da allora ho seguito con trepidante attesa la ricerca di distribuzione del film, e finalmente il suo arrivo in sala.
L'attesa e' stata ricompesanta. Oltre al grande valore storico, quello cioe' di portare finalmente alla ribalta un evento nascosto troppo a lungo, il film e' veramente mirabile da un punto di visita cinematografico, come previsto, essendo Wajda il regista.
Quel modo di fare film senza sensazionalismi, senza sofismi, senza grandi trovate o piccoli trucchi, ma con una linearita', una semplicita' ed eleganza che ti spiazzano. Drammatico senza scadere nel sentimentalismo, crudo senza forzature, intriso di quella religiosita' e fede sincera che fanno parte della storia del popolo polacco, sferzante nella denucia di un negazionismo ad opera degli stessi polacchi, o di quelli che una volta finita la guerra hanno deciso di vendere la verita' storica al regime imperante in quella porzione di Europa, quello sovietico.
Bravissimi gli attori, tutti allo stesso livello, senza la preminenza di un personaggio sull'altro, di cui si evince l'esperienza teatrale alle spalle.Bellissima Cracovia (che andro' a visitare questa estate durante le ferie, ndr), straordinario l'inserimento di filmati storici originali.
Alla fine del film ero con le lacrime agli occhi, ma non perche' mi sono commossa per i morti, per la strage. Erano lacrime di rabbia, di impotenza, di incapacita' di comprensione di come l'uomo possa arrivare a tanta barbarie.E purtroppo, con la consapevolezza alla spalle, che questo episodio e' solo uno dei tanti della storia dell'uomo di ieri e di oggi.
Grazie ad Antonello per avermelo segnalato a suo tempo, aspetto la prossima segnalazione di nicchia!!
Mi scuso per la latitanza ma sono stati due mesi di fuoco, di uscite, di esami all'universita'...vi raccontero' tutto un po' per volta. Elena
L'attesa e' stata ricompesanta. Oltre al grande valore storico, quello cioe' di portare finalmente alla ribalta un evento nascosto troppo a lungo, il film e' veramente mirabile da un punto di visita cinematografico, come previsto, essendo Wajda il regista.
Quel modo di fare film senza sensazionalismi, senza sofismi, senza grandi trovate o piccoli trucchi, ma con una linearita', una semplicita' ed eleganza che ti spiazzano. Drammatico senza scadere nel sentimentalismo, crudo senza forzature, intriso di quella religiosita' e fede sincera che fanno parte della storia del popolo polacco, sferzante nella denucia di un negazionismo ad opera degli stessi polacchi, o di quelli che una volta finita la guerra hanno deciso di vendere la verita' storica al regime imperante in quella porzione di Europa, quello sovietico.
Bravissimi gli attori, tutti allo stesso livello, senza la preminenza di un personaggio sull'altro, di cui si evince l'esperienza teatrale alle spalle.Bellissima Cracovia (che andro' a visitare questa estate durante le ferie, ndr), straordinario l'inserimento di filmati storici originali.
Alla fine del film ero con le lacrime agli occhi, ma non perche' mi sono commossa per i morti, per la strage. Erano lacrime di rabbia, di impotenza, di incapacita' di comprensione di come l'uomo possa arrivare a tanta barbarie.E purtroppo, con la consapevolezza alla spalle, che questo episodio e' solo uno dei tanti della storia dell'uomo di ieri e di oggi.
Grazie ad Antonello per avermelo segnalato a suo tempo, aspetto la prossima segnalazione di nicchia!!
Mi scuso per la latitanza ma sono stati due mesi di fuoco, di uscite, di esami all'universita'...vi raccontero' tutto un po' per volta. Elena
sabato 3 gennaio 2009
L'anno che verrà
Mi ha sempre fatto sorridere l'aspettativa riservata al nuovo anno, con gli auguri e le speranze di grandi novita', serenita', pace, realizzazione di desideri. Mi fa sorridere non per le attese in se', che sono legittime e soprattutto comuni a tutti, ma per il fatto che la speranza e l'attesa della loro realizzazione si concretizzi grazie al fatto che in un determinato giorno dell'anno, nel passare da quel giorno a quello successivo, sia stato stabilito per convenzione da qualcuno, tanto tempo fa, che non cambi solo la data, che non sia solo il giorno successivo, ma, numericamente, l'anno successivo. E cosi' grandi attese, bilanci, previsioni. Pensateci: e' come se un martedi' qualsiasi di Marzo vi svegliaste pensando che dal mercoledi', solo perche' e' quel mercoledi' preciso, la vostra vita cambiera' in meglio, realizzerete i vostri sogni... il tutto detto con simpatia da una che spera comunque, sempre, in meglio, e quindi, anche a Capodanno!
La fatidica serata di Capodanno, proprio per le aspettative che si ripongono in questo passaggio, e' da sempre tema di lunghi dibattiti in ambito familiare/amicale. La questione del secolo (e' proprio il caso di dirlo!), la domanda che serpeggia in tutti gli ambienti, in ogni ufficio, negozio, appartamento, luogo pubblico, e' la stessa: cosa fai a Capodanno? Ci sono quelli che lo chiedono perche' vogliono uno spunto, un'idea, da riproporre magari a propri amici;quelli che lo chiedono perche' in realta' sono soli e sperano in un invito un po' sollecitato dalla loro domanda;quelli che lo chiedono perche' e' la prassi, come chiedere come va o parlare del tempo. E poi i servizi del telegiornale, quale che sia, che ogni anno, a Capodanno, come a Natale, tornano a propinarci sempre le stesse banalissime cose, piatti, interviste a passanti in cerca dei regali o del vestito per Capodanno, immagini di discoteche o famiglie che giocano a tombola: basta!!E' per questo che non vi racconto cosa ho fatto la sera del 31 (comunque mi sono divertita!), ma quello che ho fatto la sera del primo, tanto per essere coerente con l'aver fondato il club La Nicchia! E, tanto per essere originale, la sera del primo sono andata al cinema, a vedere un film che non poteva aprire in modo migliore la stagione 2009 dei film da me visti: L'ospite inatteso.
Un film inequivocabilmente bello, di quelli per i quali non devi trovare l'aggettivo giusto, o la qualità tecnica da esaltare, perchè e' davvero bello, sotto tutti i punti di vista, e percio' la storia, la fotografia, la regia, i tempi, le musiche, gli attori, le inquadrature, sono un tutt'uno che concorre simultaneamente a farne un bellissimo film. Da non perdere. Sulla fiducia, non vi dico altro.
Elena2009
La fatidica serata di Capodanno, proprio per le aspettative che si ripongono in questo passaggio, e' da sempre tema di lunghi dibattiti in ambito familiare/amicale. La questione del secolo (e' proprio il caso di dirlo!), la domanda che serpeggia in tutti gli ambienti, in ogni ufficio, negozio, appartamento, luogo pubblico, e' la stessa: cosa fai a Capodanno? Ci sono quelli che lo chiedono perche' vogliono uno spunto, un'idea, da riproporre magari a propri amici;quelli che lo chiedono perche' in realta' sono soli e sperano in un invito un po' sollecitato dalla loro domanda;quelli che lo chiedono perche' e' la prassi, come chiedere come va o parlare del tempo. E poi i servizi del telegiornale, quale che sia, che ogni anno, a Capodanno, come a Natale, tornano a propinarci sempre le stesse banalissime cose, piatti, interviste a passanti in cerca dei regali o del vestito per Capodanno, immagini di discoteche o famiglie che giocano a tombola: basta!!E' per questo che non vi racconto cosa ho fatto la sera del 31 (comunque mi sono divertita!), ma quello che ho fatto la sera del primo, tanto per essere coerente con l'aver fondato il club La Nicchia! E, tanto per essere originale, la sera del primo sono andata al cinema, a vedere un film che non poteva aprire in modo migliore la stagione 2009 dei film da me visti: L'ospite inatteso.
Un film inequivocabilmente bello, di quelli per i quali non devi trovare l'aggettivo giusto, o la qualità tecnica da esaltare, perchè e' davvero bello, sotto tutti i punti di vista, e percio' la storia, la fotografia, la regia, i tempi, le musiche, gli attori, le inquadrature, sono un tutt'uno che concorre simultaneamente a farne un bellissimo film. Da non perdere. Sulla fiducia, non vi dico altro.
Elena2009
sabato 27 dicembre 2008
L'idea della pace
Nessuno sa per certo come sia cominciata la Guerra di Isidora. Nessuno riesce nemmeno a ricordare chi attaccò per primo, o perchè, e neanche chi stava da una parte e chi dall'altra.In qualche modo, la guerra divenne uno stato mentale. Essere in guerra diventò semplicemente una parte di ciò che significava essere.
In questi anni terribili nacque un bambino. Un bambino che sarebbe doventato uomo, e sarebbe diventato il soldato che avrebbe riscoperto l'idea di pace che era stata smarrita per centinaia di anni.Fu molto semplice, in realtà. Il soldato si trovava in una nuova battaglia, così com'era stato in infinite battaglie prima di allora. Le armi sparavano. Lui rispondeva al fuoco.Puntava.Uccideva.Ricaricava.Era questo che significava essere vivo. Uccidere o essere ucciso. E a un tratto...fu così semplice. Il busto del ragazzo davanti a lui venne tranciato a metà da un sibilo invisibile nell'aria. Rivelò il sangue, ma anche - improvvisamente - l'idea. Il soldato lasciò cadere il fucile. Qualcosa si aprì dentro di lui. Qualcosa che, una volta aperto, non poteva più essere richiuso. L'idea.
Passarono i minuti, e l'idea sbocciò. Era così semplice da essere ridicola. La vita era una cosa. Miserabile. Paurosa. Primitiva. L'idea era l'esatto contrario.
Il soldato iniziò a correre. Corse e corse finchè non raggunse un'altra battaglia. Cercò di nascondersi, ma era troppo tardi. Il comandante non lo riconobbe, ma si strinse nelle spalle e gli consegnò un'arma, ordinandogli di combattere. Il soldato però gettò di nuovo a terra il fucile e riprese a correre.
E un bel giorno...Poteva essere passato un anno.Il soldato aveva abbandonato innumerevoli battaglie e aveva corso per innumerevoli miglia. Si rittrovò in un'altra trincea, accanto a un altro uomo. Come sempre, quando udì i primi spari gettò a terra il fucile. Con sua grande sorpresa l'uomo accanto a lui mostrò un'espressione che il soldato non aveva mai visto prima. Qualcosa di più complesso della semplice rabbia. Qualcosa di smarrito, di inorridito e di profondamente dispiaciuto.
Il soldato lo guardò negli occhi e non ebbe bisogno di dire nulla. Gli posò una mano sul petto e trasmise un istinto ben più fondamentale della guerra. La sua mano gli disse tutto quello che aveva bisogno di sapere. Gli disse come lui, il soldato, era diventato l'opposto di tutti gli altri.E come quell'uomo sarebbe diventato lo stesso. Un'idea folle. Così semplice e impossibile.
L'idea della pace.
Il brano che avete letto e' tratto da " Io non ricordo" di S.M.Block. L'ho trovato il modo migliore di augurare, anche in ritardo, Buon Natale, viste anche le notizie di questa sera da Israele,ed anche la miglior recensione che il libro possa fare a se stesso.
Elenaperlapace
In questi anni terribili nacque un bambino. Un bambino che sarebbe doventato uomo, e sarebbe diventato il soldato che avrebbe riscoperto l'idea di pace che era stata smarrita per centinaia di anni.Fu molto semplice, in realtà. Il soldato si trovava in una nuova battaglia, così com'era stato in infinite battaglie prima di allora. Le armi sparavano. Lui rispondeva al fuoco.Puntava.Uccideva.Ricaricava.Era questo che significava essere vivo. Uccidere o essere ucciso. E a un tratto...fu così semplice. Il busto del ragazzo davanti a lui venne tranciato a metà da un sibilo invisibile nell'aria. Rivelò il sangue, ma anche - improvvisamente - l'idea. Il soldato lasciò cadere il fucile. Qualcosa si aprì dentro di lui. Qualcosa che, una volta aperto, non poteva più essere richiuso. L'idea.
Passarono i minuti, e l'idea sbocciò. Era così semplice da essere ridicola. La vita era una cosa. Miserabile. Paurosa. Primitiva. L'idea era l'esatto contrario.
Il soldato iniziò a correre. Corse e corse finchè non raggunse un'altra battaglia. Cercò di nascondersi, ma era troppo tardi. Il comandante non lo riconobbe, ma si strinse nelle spalle e gli consegnò un'arma, ordinandogli di combattere. Il soldato però gettò di nuovo a terra il fucile e riprese a correre.
E un bel giorno...Poteva essere passato un anno.Il soldato aveva abbandonato innumerevoli battaglie e aveva corso per innumerevoli miglia. Si rittrovò in un'altra trincea, accanto a un altro uomo. Come sempre, quando udì i primi spari gettò a terra il fucile. Con sua grande sorpresa l'uomo accanto a lui mostrò un'espressione che il soldato non aveva mai visto prima. Qualcosa di più complesso della semplice rabbia. Qualcosa di smarrito, di inorridito e di profondamente dispiaciuto.
Il soldato lo guardò negli occhi e non ebbe bisogno di dire nulla. Gli posò una mano sul petto e trasmise un istinto ben più fondamentale della guerra. La sua mano gli disse tutto quello che aveva bisogno di sapere. Gli disse come lui, il soldato, era diventato l'opposto di tutti gli altri.E come quell'uomo sarebbe diventato lo stesso. Un'idea folle. Così semplice e impossibile.
L'idea della pace.
Il brano che avete letto e' tratto da " Io non ricordo" di S.M.Block. L'ho trovato il modo migliore di augurare, anche in ritardo, Buon Natale, viste anche le notizie di questa sera da Israele,ed anche la miglior recensione che il libro possa fare a se stesso.
Elenaperlapace
domenica 7 dicembre 2008
Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo
In occasione del 60° anniversario della Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo è stato organizzato un bellissimo concerto ai Musei Capitolini, e precisamente nell'esedra di Marco Aurelio. Io c'ero.
Non vi dico la suggestione del luogo, con le grandi pareti di vetro a lasciar scoperto e visibile l'esterno, il palazzo, gli alberi, il cielo, e le statue dell'interno, grandi, maestose, quasi spaventose nelle proiezioni delle loro ombre. Innestato su questo scenario il concerto eseguito dal maestro Miguel Angel Estrella, grande pianista argentino ma soprattutto grande uomo. Non e' un caso che il concerto vedesse la sua presenza, per la sua tragica storia personale di negazione dei diritti dell'Uomo, e per la sua continua battaglia per la realizzazione della pace e dei diritti nel mondo.
Mi ha travolto con la scelta dei brani, che ha spiegato a voce prima di esgeuirli, in un momento magico in cui pur parlando solo spagnolo era comprensibile a chiunque fosse in quella sala ( e non certo perche' lo spagnolo e' simile all'Italiano!) e che sono introdotti così nel programma:
"Musiche limpide, di metrica cristallina, semplice omaggio" riferendosi ai brani di Bach (che torna e ritorna alla miei orecchie nei modi piu' svariati, dal film Il silenzio prima di Bach visto al Farnese, all'intervista impossibile che Vinicio Capossela ha fatto a Bach impersonato dal pianista Ramin Bahrami), "Musiche di sogni, di ribellione, di amore e di morte....di pace,uan suite del romanticismo" riferendosi ai notturni di Faure', di Chopin, alle romanze di Mendelssohn che ha poi eseguito in un crescendo di emozioni.
Alla fine del concerto era come se mi svegliassi da un lungo sonno, ho dovuto quasi prendere coscienza di dove mi trovassi, talmente mi ero fatta trasportare dalle emozioni e dalle evoluzioni dei miei pensieri seguendo le sollecitazioni della musica, delle immagini che avevo davanti, delle senzazioni che avevo dentro e che aveva dentro Estrella, e che venivano tutte fuori nel momento in cui le sue dita pigiavano i tasti del pianoforte.
Un grande artista, un grande uom, una grande serata.
Elena
Non vi dico la suggestione del luogo, con le grandi pareti di vetro a lasciar scoperto e visibile l'esterno, il palazzo, gli alberi, il cielo, e le statue dell'interno, grandi, maestose, quasi spaventose nelle proiezioni delle loro ombre. Innestato su questo scenario il concerto eseguito dal maestro Miguel Angel Estrella, grande pianista argentino ma soprattutto grande uomo. Non e' un caso che il concerto vedesse la sua presenza, per la sua tragica storia personale di negazione dei diritti dell'Uomo, e per la sua continua battaglia per la realizzazione della pace e dei diritti nel mondo.
Mi ha travolto con la scelta dei brani, che ha spiegato a voce prima di esgeuirli, in un momento magico in cui pur parlando solo spagnolo era comprensibile a chiunque fosse in quella sala ( e non certo perche' lo spagnolo e' simile all'Italiano!) e che sono introdotti così nel programma:
"Musiche limpide, di metrica cristallina, semplice omaggio" riferendosi ai brani di Bach (che torna e ritorna alla miei orecchie nei modi piu' svariati, dal film Il silenzio prima di Bach visto al Farnese, all'intervista impossibile che Vinicio Capossela ha fatto a Bach impersonato dal pianista Ramin Bahrami), "Musiche di sogni, di ribellione, di amore e di morte....di pace,uan suite del romanticismo" riferendosi ai notturni di Faure', di Chopin, alle romanze di Mendelssohn che ha poi eseguito in un crescendo di emozioni.
Alla fine del concerto era come se mi svegliassi da un lungo sonno, ho dovuto quasi prendere coscienza di dove mi trovassi, talmente mi ero fatta trasportare dalle emozioni e dalle evoluzioni dei miei pensieri seguendo le sollecitazioni della musica, delle immagini che avevo davanti, delle senzazioni che avevo dentro e che aveva dentro Estrella, e che venivano tutte fuori nel momento in cui le sue dita pigiavano i tasti del pianoforte.
Un grande artista, un grande uom, una grande serata.
Elena
lunedì 1 dicembre 2008
Tempo d'Avvento
Avvento: aspettiamo la nascita di Gesu', se qualcuno riesce ancora a ricordare che questo e' il motivo per cui a Natale e' festa.
L'attesa e' una bella esperienza, e nonostante il risultato, e' forse la parte piu' bella delle nostre esperienze. Se il risultato e' positivo, quello che ricorderemo e' la trepidazione dell'attesa, che si ammantera' di un'aura positiva visto il risultato. Se la nostra attesa invece non ha buon esito, perderemo quella speranza, quella trepidazione, quella tensione,tutta positiva, che ci aveva accompagnato fino a quel momento, perche' abbiamo in mano la realta', magari triste, e non piu' passibile di essere sognata, agognata, immaginata.
Beh, niente male dopo quasi un mese di silenzio, non vi pare? Sono andata a riflettere nei meandri della caoticita' delle giornate, degli impegni che si accavallano, della rincorsa di se stessi, tanto che ho letto poco,rispetto ai miei ritmi, e corso tanto nelle giornate che ho trascorso, tra mille pratiche, il lavoro, burocrazia e...
Non ho quindi un libro da recensire (sono oltre la meta', ma aspetto a parlarvene), film si, perche' anche se meno di quanto avrei voluto (ho perso una retrospettiva di cinema francese al Farnese, imperdonabile! tanto che Fabio, il direttore del cinema, mi ha scritto chiedendo conto della mia assenza - in termini bonari, chiaro-).
Ho visto "Parigi", una commedia ben fatta, un film francese che sembra quasi italiano, con ritmo, la citta' come protagonista,tanto che ti viene voglia di tornare a visitarla, i sentimenti, senza eccessi, con rigore, ma senza pedanteria, l'ironia, le sane e belle risate per tante scene divertenti, prima fra tutti la seduta psicanaltica del professore, sua prima volta. Un film da rivedere a casa in quelle serate in cui si vuole stare comodi in qualcosa di caldo, bello, gia' conosciuto.
Ho visto Mamma mia, con tutta la sua travolgente spensieratezza, le musiche, i balli. Unica nota stonata: al cinema non si puo' ne' cantare ne' ballare, almeno non tra il pubblico in sala!! Sa noleggiare per quelle serate in cui ci si vuole scaricare cantanto e ballando, lasciandosi travolgere dalla musica. Meglio lasciar perdere il discorso sulla trama, intreccio narrativo etc...tutto fatto (e forzato) per dare un minimo senso alla canzone successiva!!
Ho visto The burning plain: intenso, profondo, scene di grande respiro con una bellissima fotografia, lo spessore psicologico dei dettagli, delle inquadrature, su un racconto fatto in modo direi concentrico, con storie che seguono il proprio solco, ma che trovano alla fine una composizione nel centro del cerchio che le racchiude. Il mondo o la propria vita visti da dietro una finestra, a fare da cornice, campi sterminati da disinfestare, visti in volo, o scogliere a picco su un marre burrascoso, quello dei sentimenti forti, dei sensi di colpa, della rabbia, del dolore che ti segna a fondo, ti lacera, ti brucia. Gli uccelli che si librano in volo, a stormi, solitari, arrostiti su un fuoco, uccisi da una fionda. Le ferite che guariscono, quelle che sanguinano, quelle che bruciano ma servono per ricordare. Da vedere.
Buon avvento a tutti!! Elena
L'attesa e' una bella esperienza, e nonostante il risultato, e' forse la parte piu' bella delle nostre esperienze. Se il risultato e' positivo, quello che ricorderemo e' la trepidazione dell'attesa, che si ammantera' di un'aura positiva visto il risultato. Se la nostra attesa invece non ha buon esito, perderemo quella speranza, quella trepidazione, quella tensione,tutta positiva, che ci aveva accompagnato fino a quel momento, perche' abbiamo in mano la realta', magari triste, e non piu' passibile di essere sognata, agognata, immaginata.
Beh, niente male dopo quasi un mese di silenzio, non vi pare? Sono andata a riflettere nei meandri della caoticita' delle giornate, degli impegni che si accavallano, della rincorsa di se stessi, tanto che ho letto poco,rispetto ai miei ritmi, e corso tanto nelle giornate che ho trascorso, tra mille pratiche, il lavoro, burocrazia e...
Non ho quindi un libro da recensire (sono oltre la meta', ma aspetto a parlarvene), film si, perche' anche se meno di quanto avrei voluto (ho perso una retrospettiva di cinema francese al Farnese, imperdonabile! tanto che Fabio, il direttore del cinema, mi ha scritto chiedendo conto della mia assenza - in termini bonari, chiaro-).
Ho visto "Parigi", una commedia ben fatta, un film francese che sembra quasi italiano, con ritmo, la citta' come protagonista,tanto che ti viene voglia di tornare a visitarla, i sentimenti, senza eccessi, con rigore, ma senza pedanteria, l'ironia, le sane e belle risate per tante scene divertenti, prima fra tutti la seduta psicanaltica del professore, sua prima volta. Un film da rivedere a casa in quelle serate in cui si vuole stare comodi in qualcosa di caldo, bello, gia' conosciuto.
Ho visto Mamma mia, con tutta la sua travolgente spensieratezza, le musiche, i balli. Unica nota stonata: al cinema non si puo' ne' cantare ne' ballare, almeno non tra il pubblico in sala!! Sa noleggiare per quelle serate in cui ci si vuole scaricare cantanto e ballando, lasciandosi travolgere dalla musica. Meglio lasciar perdere il discorso sulla trama, intreccio narrativo etc...tutto fatto (e forzato) per dare un minimo senso alla canzone successiva!!
Ho visto The burning plain: intenso, profondo, scene di grande respiro con una bellissima fotografia, lo spessore psicologico dei dettagli, delle inquadrature, su un racconto fatto in modo direi concentrico, con storie che seguono il proprio solco, ma che trovano alla fine una composizione nel centro del cerchio che le racchiude. Il mondo o la propria vita visti da dietro una finestra, a fare da cornice, campi sterminati da disinfestare, visti in volo, o scogliere a picco su un marre burrascoso, quello dei sentimenti forti, dei sensi di colpa, della rabbia, del dolore che ti segna a fondo, ti lacera, ti brucia. Gli uccelli che si librano in volo, a stormi, solitari, arrostiti su un fuoco, uccisi da una fionda. Le ferite che guariscono, quelle che sanguinano, quelle che bruciano ma servono per ricordare. Da vedere.
Buon avvento a tutti!! Elena
domenica 9 novembre 2008
Benvenuta Elena!!
E' inutile nasconderlo...l'eta' avanza....lo scorso 6 Novembre ho compiuto 36 anni. Come sempre, giorno di ferie, prima regola per farsi un regalo. Mattinata dal parrucchiere, poi in giro per la mia bella Roma, pranzo a Borgo Pio con mamma e Dompa, visita alla basilica di San Pietro per la milionesima volta (e non sara' l'ultima), due nuove camicette, la visita di Maria Pia e Donatina, e una bella serata con Annalisa. Ho passato davvero un bel compleanno!!Ma la notizia ancor piu' bella e' che nello stesso giorno e' nata un'altra Elena, la bimba della mia amica Patrizia!! Auguri!!
La settimana precdente mi ero gia' fatta un bel regalo con un concerto all'ultimo minuto.
Usciti dall'antemprima di un documentario sulla storia della donna che ha contribuito al grande successo della Tupperware, presentato dalla cineteca di Bologna nell'ambito del Biografilmfestival, erano solo le 22 ed io ed Ezio ci siamo guardati in faccia e abbiamo deciso di provare ad entrare al locale The place, dove quella sera si esibivano Luca Barbarossa e Neri Marcore'. Posti solo in piedi ma ce l'abbiamo fatta!! Un concerto bellissimo, con la bella musica di Barbarossa e le spettacolari imitazioni di Marcore', che io adoro e seguo fin da quando facevo le scuole medie!!Bello, bello, bello, divertente ma anche profondo, con spunti di riflessione non indifferenti...
Tornando ai film, ho visto La Classe. Quasi neorealista, quasi documentario, un bel film che sicuramente sarebbe stato bello vedere in lingua originale, molto ben fatto e ben girato, con grandi temi su cui riflettere. Didattico, dovrebbero portarlo nelle scuole.
Ieri sera e' stata invece la volta di Si Puo' fare, il film il cui protagonista e' Claudio Bisio, un sindacalista idealista che reiventa una cooperativa di matti. Da esperienze reali un film non realistico ma molto delicato, che traccia con delicata ironia e surrealismo le storie di persone con problemi psichici, senza sprofondare nel patetico ma con pennellate di leggerezza e profondita'.
Consigliato a chi dovrebbe aprirsi al mondo, all'altro da se'.
Passando ai libri, credo di poter ormani dichiarare la mia dipendenza. Sono librodipendente, non riesco ad uscire da una libreria (non entrarvi e' impossibile!!) senza aver comprato uno o piu' libri che poi conseguentemente leggo!! Dopo l'ultimo Montalbano, mi sono dilettata con il suo alter ego femminile e spagnolo, cioe' l'ispettore Petra Delicado, di cui avevo gia' letto una storia. Riti di morte e' la sua prima indagine, e come sempre succede nei gialli ben scritti, c'e' molto di piu' di reati e indagini, ci sono vite, caratteri, correnti filosofiche. "Quando si cambia si cambia e, contrariamente a quanto si creda, bisogna cominciare dalla piccole cose, ingredienti indispendabili di ogni profondita' esistenziale."
Ora sono alla prese con Io non ricordo, un romanzo d'esordio, il cui autore ho avuto il piacere din incotrare la scorsa estate al Festival della letteratura di Massenzio. Vi terro' aggiornati.
Un bacio grandissimo alla mia figlioccia Silvia, di cui oggi abbiamo festaggiato il compleanno!
Elena
La settimana precdente mi ero gia' fatta un bel regalo con un concerto all'ultimo minuto.
Usciti dall'antemprima di un documentario sulla storia della donna che ha contribuito al grande successo della Tupperware, presentato dalla cineteca di Bologna nell'ambito del Biografilmfestival, erano solo le 22 ed io ed Ezio ci siamo guardati in faccia e abbiamo deciso di provare ad entrare al locale The place, dove quella sera si esibivano Luca Barbarossa e Neri Marcore'. Posti solo in piedi ma ce l'abbiamo fatta!! Un concerto bellissimo, con la bella musica di Barbarossa e le spettacolari imitazioni di Marcore', che io adoro e seguo fin da quando facevo le scuole medie!!Bello, bello, bello, divertente ma anche profondo, con spunti di riflessione non indifferenti...
Tornando ai film, ho visto La Classe. Quasi neorealista, quasi documentario, un bel film che sicuramente sarebbe stato bello vedere in lingua originale, molto ben fatto e ben girato, con grandi temi su cui riflettere. Didattico, dovrebbero portarlo nelle scuole.
Ieri sera e' stata invece la volta di Si Puo' fare, il film il cui protagonista e' Claudio Bisio, un sindacalista idealista che reiventa una cooperativa di matti. Da esperienze reali un film non realistico ma molto delicato, che traccia con delicata ironia e surrealismo le storie di persone con problemi psichici, senza sprofondare nel patetico ma con pennellate di leggerezza e profondita'.
Consigliato a chi dovrebbe aprirsi al mondo, all'altro da se'.
Passando ai libri, credo di poter ormani dichiarare la mia dipendenza. Sono librodipendente, non riesco ad uscire da una libreria (non entrarvi e' impossibile!!) senza aver comprato uno o piu' libri che poi conseguentemente leggo!! Dopo l'ultimo Montalbano, mi sono dilettata con il suo alter ego femminile e spagnolo, cioe' l'ispettore Petra Delicado, di cui avevo gia' letto una storia. Riti di morte e' la sua prima indagine, e come sempre succede nei gialli ben scritti, c'e' molto di piu' di reati e indagini, ci sono vite, caratteri, correnti filosofiche. "Quando si cambia si cambia e, contrariamente a quanto si creda, bisogna cominciare dalla piccole cose, ingredienti indispendabili di ogni profondita' esistenziale."
Ora sono alla prese con Io non ricordo, un romanzo d'esordio, il cui autore ho avuto il piacere din incotrare la scorsa estate al Festival della letteratura di Massenzio. Vi terro' aggiornati.
Un bacio grandissimo alla mia figlioccia Silvia, di cui oggi abbiamo festaggiato il compleanno!
Elena
Iscriviti a:
Post (Atom)